“Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un breve viaggio di tre passi sul palato per andare a bussare, tre volte, contro i denti. Lo. Li. Ta.”
Si tratta del romanzo più scandaloso del ventesimo secolo e questo è il suo travolgente famoso incipit.
Autore ne è il russo (naturalizzato statunitense) Vladimir Nabokov, che in un libro di quasi 500 pagine, il suo quinto libro, descrisse senza veli la passione amorosa dell’uomo maturo Humbert Humbert per la ninfetta Lolita.
Per narrazione di Humbert, ninfetta è una bimba che ha più di 8 anni e meno di 14.
Nabokov era trilingue: scriveva in inglese e russo e parlava correntemente il francese. Scrisse Lolita in inglese e solo dieci anni dopo, quando viveva negli USA, tradusse in russo.
Per la stesura all’autore occorse un lustro (1948-1953) e il testo potrebbe non essere nato da una semplice ispirazione letteraria, bensì da un fatto di cronaca realmente accaduto: all’età di 11 anni, una ragazza americana di nome Sally Horner fu rapita dal molestatore seriale di bambini Frank La Salle. Costui, fingendosi un agente dell’FBI, la spinse su un autobus diretto ad Atlantic City e la costrinse poi a viaggiare per un periodo di 21 mesi attraverso gli USA, proprio come accade nel romanzo di Nabokov. Di giorno fingeva di essere il padre e di notte le usava violenza. La scrittrice Sarah Einman ne parla nel suo libro pubblicato nel 2021 ‘La vera Lolita’, libro che però ha ricevuto poco credito per quanto riguarda la sua impostazione teoretica.
Infatti questa fonte di ispirazione, Nabokov non l’ha mai ammessa, inoltre il suo racconto ‘L’incantatore’, dove narra di un uomo che si invaghisce di una bambina e per starle vicino sposa la madre, risulta antecedente alla storia di Sally Horner.
Riferisce invece che il primo ‘palpito’ di Lolita nacque in lui agli inizi del 1940 a Parigi, per aver visto uno schizzo raffigurante una scimmia dietro le sbarre imprigionata. Lo schizzo era stato fatto dalla stessa scimmia, tenuta in cattività da uno scienziato. Sofferente per un attacco di nevralgia intercostale, scrisse in russo un racconto di 30 pagine ambientato in Francia, ma questo racconto a lui stesso non piacque e lo distrusse una volta trasferitosi in America.
Aggiunge poi che verso il 1949 l’idea gli ritornò, ma con nuova foga. Alla vicenda, che “poteva dirsi nuova, stavolta erano spuntati gli artigli e le ali”.
Il romanzo fu rifiutato da 5 editori perché giudicato laido e Nabokov deluso stava meditando di pubblicarlo sotto pseudonimo, quando fu accolto da una casa editrice francese di nome Olympia Press, che si occupava di letteratura erotica. Si era nel 1955. Il libro fece talmente scandalo che le librerie si rifiutarono di venderlo e l’anno dopo venne addirittura bandito dal Ministro degli Interni francese perché giudicato immorale.
A questo punto ‘Lolita’ sparisce, per riapparire due anni dopo pubblicato da una grande casa editrice americana, la Putnam’s Sons che gli dà il giusto risalto. Venderà 300000 copie in sole tre settimane, secondo solo a Via col vento.
La trama del romanzo, trasposta anche nel film omonimo di Stanley Kubrik prima (1962) e di Adrian Lyne dopo (1997), che entrambi secondo me occhieggiano troppo al commerciale a scapito della grandiosità dell’opera, descrive in una prima parte quanto il pervertito Humbert Humbert trama per poter stare accanto a Lolita, dalla quale è maniacalmente attratto. Successivamente, quando ormai ne è divenuto patrigno, viene raccontato il lungo viaggio attraverso l’America con l’intento di averla solo per sé, lontano da chiunque possa scoprire la morbosità e concupiscenza dei suoi atti.
Nella sua vita Humbert oltre Lolita ha amato una sola volta. Anche allora si trattò di una fanciulla poco più che bambina, Annabelle. I loro incontri sulla spiaggia, pur sotto gli occhi della madre di lei, gli davano i brividi.
“Ogni suo movimento, nel sole maculato dell’ombra, pizzicava la corda più segreta e sensibile di questo mio corpo abietto”.
Questa storia incompiuta e dolorosa (Annabelle morì di tifo 4 mesi dopo le vacanze), gli rimase nel cuore e nei sensi e quando Humbert conosce Lolita si sente come trasposto nella sua primitiva passione.
Lolita vive con la madre, che è vedova, ed anche Humbert è solo, perché dopo Annabelle, nello sforzo di neutralizzare la sua infausta patologia, provò a sposarsi, ma il matrimonio, mutuato dalla falsità e totale mancanza di desiderio amoroso nei confronti della moglie, finì presto.
Dunque per stare con Lolita, Humbert ne sposa la madre Charlotte. Naturalmente ogni suo spasimo è per la figlia.
Ormai lei sola sa far “cadere pensierini giocondi nel suo salvadanaio”. Per quanto riguarda la madre:
“Bevevamo whisky con selz e ghiaccio prima di coricarci e, con il loro aiuto, riuscivo a evocare la piccola accarezzando la madre. Era questo il bianco ventre entro il quale la mia ninfetta era stata nel 1934 un minuscolo pesce incurvato”.
Racconta con minuziosi dettagli i suoi forti turbamenti sessuali in un diario che presto finisce intercettato dalla moglie e a questo punto il mostro resta irrimediabilmente smascherato. Ma ecco che quando Humbert sta progettando di uccidere Charlotte, lei, sconvolta per le rivelazioni del diario, fugge in strada e finisce investita da un’auto. Muore, e questa per il miserabile uomo è l’insperata occasione per godersi la figlia.
Infatti per Humbert Humbert nulla conta, tranne “l’infuso di voluttà” che grazie a lei “va fermentando nel suo corpo”.
La possiede, e sarà così ogni giorno, anche più volte al giorno, in una situazione iperreale che ha del surreale. Ora Lolita è sua, l’incendio che ha tanto bramato arde lungo “i suoi nervi mesi a nudo”, ma Humbert è roso dal terrore di essere scoperto.
Ma chi è Lolita, ed è proprio vero che lui l’ha violentata?
Come hanno avuto inizio le loro effusioni, i loro turbolenti scambi sessuali?
Lolita è una fanciulla dai grandi contrasti. Intanto, è bellissima (lui la paragona a una Venere di Botticelli), ma anche disordinata e sporca. Intrigante, mutevole, bugiarda, maestra di doppiezza; pure, a volte la grazia e sincerità più assolute sembrano albergare in lei.
E’ avida di cose, e dunque sfrutta l’interessata generosità del patrigno, applicata grazie all’opportunità di godere le rendite della defunta moglie.
Secondo Humbert, il loro primo rapporto sessuale ha avuto aperta la strada dalla civetteria di lei, usata perché consona al suo carattere ma anche per far dispetto alla detestata madre.
“Lei, con un contorcimento impaziente, schiacciò la bocca sulla mia con tanto impeto da farmi sentire i larghi incisivi e da farmi condividere il sapore di menta della saliva…”
“Frigide gentildonne della giuria! Avevo creduto che mesi, forse anni, sarebbero trascorsi prima che io avessi osato rivelarmi a Lolita; ma alle sei ella era completamente desta e alle sei e un quarto eravamo tecnicamente amanti. Sto per dirvi una cosa assai strana: fu lei a sedurmi.”
Quindi Humbert, pur conscio di essere un protagonista degli orrori, ne ritiene Lolita corresponsabile.
Sta di fatto che passato qualche tempo Lolita comincia ad essere stufa del ‘vecchio’. Sempre più sfuggente, non cela di gradire amicizie giovanili. Tutto ciò rende Humbert pazzamente geloso. Insomma, la situazione si evolve. Viaggiano di continuo, lui di Lolita controlla ogni spostamento eppure vive fibrillanti inquietudini, non è mai sicuro della sua sincerità.
Infatti, come ha sempre temuto, un giorno Lolita fugge, dopodiché sembra dissolversi nel nulla.
E’ una storia di grande passione, che viene abilmente descritta dalla stupefacente penna di Nabokov.
Ma è anche una storia d’amore, perché quando Lolita supera la soglia della ‘ninfaggine’, Humbert scopre di amarla ancora, e per questo amore rinuncia alla sua esclusiva antica passione solo per le ninfette. La verità è che si è innamorato per sempre di Lolita, “pur sapendo che non resterà per sempre Lolita”.
Dopo lunghi tre anni, Humbert riesce a rintracciarla. Lei ora è sposata ed incinta di sette mesi. Vive in una situazione di povertà e degrado e chiede al patrigno un disinteressato aiuto economico. Gli parla a cuore aperto e confessa di non averlo mai amato. Nella sua vita, ha amato solo l’attore-regista Clare Quilty, che 5 anni prima l’aveva portata in un suo ranch promettendole una particina in televisione. Nel ranch invece le aveva proposto di ‘aggrovigliarsi’ con tutti i suoi amici, strafatti di stupefacenti e pervertiti come lui. Una telecamera li avrebbe ripresi. Lolita rifiutò e per tutta risposta lui la scacciò. Ciò nonostante, lei lo considera un genio…
Sconvolto, deluso, penosamente frustrato, Humbert le lascia il danaro e va via. Ormai il suo unico pensiero è uccidere Clare…
Libro di scrittura altissima, sempre aderente a una intensa ricerca formale, e che destreggia la lingua con assoluta originalità e padronanza. L’autore in questo, come in altri suoi testi, denota profonda conoscenza dell’animo umano e le sue sfumature. Da taluni criticato perché troppo lungo e noioso, ma credo si tratti per lo più dell’impazienza morbosa di certa tipologia di lettori insofferenti a descrizioni lontane da quello che secondo loro è il vero tema del libro: la pedopornografia.
Invece dopo l’insuccesso francese e la pubblicazione americana del 1958, Lolita è ritenuto, anche dalla critica dotta, un capolavoro di abbagliante grandezza, dove l’autore ha creato un felice connubio tra lo sperimentalismo europeo e i mutamenti interni di un’America con i suoi miti e le sue ossessioni, soprattutto quelle inerenti al sesso e meglio avrebbe fatto il figlio dell’autore Dimitri, suo erede, a evitare di pubblicare qualunque raccontino del padre, anche testi minori che di sicuro lui aveva usato solo come sperimentalismo letterario. Del resto Vladimir non amava precipuamente il racconto breve, che definiva ‘una piccola forma alpina del romanzo’, e lo aveva abbandonato ancor prima del successo di Lolita.
Nabokov:
“Un’opera letteraria esiste solo in quanto mi offre quella che io oso definire beatitudine estetica, vale a dire la sensazione di essere in qualche modo in rapporto con altri livelli di percezione in cui l’arte costituisce la norma”.
norma d.